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Come è nato il gioco del golf? C’è una leggenda che narra di pastori scozzesi, 18 buche e una bottiglia di whisky

Ci sono varie leggende che gravitano intorno alla nascita del gioco del golf, e per immergerci in una di queste appassionanti storie che hanno decretato l’indiscusso fascino di questo sport, dobbiamo tornare indietro di oltre 500 anni quando i pastori scozzesi trovavano in un gioco fatto con i bastoni e i sassi il passatempo ideale mentre sorvegliavano le loro pecore al pascolo.

Proprio così, perché in quelle lande semideserte che erano le sinuose campagne scozzesi della fine del 1400, con il ruggente Mare del Nord a due passi, era cosa comune vedere gruppi di pastori starsene tutto il santo giorno sotto quella pioggerellina dei mesi invernali, ad osservare le loro greggi di pecore brucare l’erba dei verdi pascoli della Scozia. L’unica consolazione che avevano, era sorseggiare quel liquore (non si può ancora parlare di distillato) che le loro mogli ricavavano in casa dalla fermentazione dell’orzo.

Parliamo del whisky, la cui prima apparizione risale proprio al 1494, grazie all’iniziativa di queste donne che inventarono un liquore per riscaldare gli animi dei loro mariti durante le lunghe giornate trascorse all’aperto. I pastori scozzesi, come tutte le persone che guidano un gregge, erano muniti di un bastone con cui, di tanto in tanto, forse per riscaldarsi, forse per ammazzare il tempo, colpivano i sassi arrotondati dall’erosione delle maree, che si trovavano sparsi sui campi in prossimità della costa.

Il passatempo si trasformò presto in competizione quando qualcuno di loro iniziò a sfidare i compagni a colpire un sasso alla maggiore distanza. Da qui, per complicare il gioco, decisero di scavare nel terreno delle buche dentro le quali si doveva far cadere ciascuno il proprio sasso. Al termine di ogni buca, si concedevano la loro meritata tazza di whisky. E quando è che finiva la loro scorta di whisky giornaliera? Alla diciottesima buca! Perché il primo contenitore o bottiglia nel quale le mogli versavano il whisky che avrebbe accompagnato nella lunga giornata i loro mariti, conteneva circa 18 tazze di distillato.

Esaurito quindi il whisky per riscaldarsi, i pastori facevano ritorno a casa, perché uno scozzese non avrebbe mai continuato un’attività su un campo sferzato da gelide raffiche di vento senza una bottiglia a portata di mano! Fu così che venne sancito il numero delle 18 buche di un campo da golf. In seguito, in ognuna delle buche si introdusse una delle tazze con cui bevevano il loro liquore, forse per facilitarvi la caduta della pallina, o forse per proteggerne le pareti interne dall’erosione delle piogge, stabilendo la consuetudine di un rivestimento interno ancora in vigore su tutti i percorsi di golf. Successivamente, i primi sassi modellati dall’erosione del mare furono sostituiti nel 1590 da palline di legno, fino a giungere intorno al 1880 al materiale chiamato “machine gutty“, che prelude allo sviluppo della pallina moderna. Ma questa è un’altra storia, e ne parleremo in un prossimo articolo!

Virginia Rifilato
Virginia Rifilato
Giornalista, redattrice e copywriter. Direttrice del primo magazine dedicato ai circoli di golf italiani.
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