venerdì, 18 Settembre , 2026
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Ascanio Pacelli: dal green al red carpet, la stessa scommessa

Al Terre dei Consoli, tra un cielo ancora scenografico dopo il temporale della vigilia e la quinta gara della Roma Golf Cup, il presidente PGA Italia si racconta tra fairway, cinema e la sfida di rendere il golf davvero per tutti

C’è una luce particolare, certe mattine dopo un temporale, che sembra disegnata apposta. Al Terre dei Consoli, per la quinta gara della Roma Golf Cup (la seconda del circuito in questo golf club), il cielo si è presentato così: nuvole scolpite con una precisione quasi innaturale, il verde del campo ancora bagnato che rimandava i riflessi come su un set.

Difficile non pensarci, seduti a parlare con Ascanio Pacelli, general manager del circolo e presidente PGA Italia: perché quella giornata, luminosa e sospesa, sembrava fatta apposta per un uomo che di cinema, oltre che di golf, se ne intende ormai per esperienza diretta.

Pacelli accoglie con la disponibilità di chi ha voglia di raccontare, e con la lucidità di chi il golf lo vive da ogni angolazione possibile: da giocatore, da manager, da presidente di federazione, da attore.

Ed è proprio da qui, dal circuito che quel giorno animava il circolo, che inizia la nostra conversazione.

Roma Golf Cup: un circuito nato per rompere gli schemi

La Roma Golf Cup, spiega Pacelli, porta la firma di Stefano Maggi e Gianluca Indino: “Conoscevo Stefano già da prima, mi è sempre piaciuto il suo modo di essere semplice nelle cose, e di voler sempre lasciare un segno facendo qualcosa di diverso. Terre dei Consoli sposa perfettamente questo spirito.” Non è un caso, aggiunge, che sia proprio qui che il golf abbia iniziato a cambiare pelle: “Quando è nato, Terre dei Consoli ha cambiato completamente lo schema legato al mondo del golf. Abbiamo rotto i meccanismi: il golf era sempre visto come uno sport serio, vissuto nei circoli privati, giacca e cravatta. Invece, continuando a dare valore all’educazione e al dress code, abbiamo dimostrato che si possono fare tante attività aggreganti e collaterali, che aprono le porte anche a chi, del golf, non gliene è mai importato granché.

È un tema che sta particolarmente a cuore a Pacelli, che guarda spesso oltreoceano per capire cosa manchi ancora al golf italiano. “L’America non deve insegnare niente agli italiani“, premette, “ma su cosa siano gli eventi sportivi sono davvero un esempio da prendere.”

Ha avuto la fortuna, racconta, di vedere diversi major sia da giornalista che da padre, portando suo figlio anche a eventi NBA: “Ho capito che per loro un match non è solo sport, è un momento di aggregazione, di convivenza tra tante classi sociali che stanno lì non per sfoggiare qualcosa, ma perché è divertente, è aggregante. Lo sport va quasi in secondo piano.

E ciò che lo colpisce ogni volta ai major è vedere “ragazzini, tante donne, tanti giovani che si divertono, che passeggiano, che magari seguono qualche colpo del campione, ma fondamentalmente vogliono stare in quel posto perché sanno che diventerà argomento di conversazione per i prossimi due o tre mesi.

In Italia, ammette, si vive ancora troppo lo sport – golf compreso, ma anche il calcio – come tensione pura più che come occasione di condivisione. Ed è proprio in questa direzione che va una gara come quella del giorno stesso: “Un torneo come questo della Roma Golf Cup rompe un po’ gli schemi: fa partire tutti i giocatori insieme e li fa finire tutti insieme, proprio per creare quell’opportunità di aggregazione. Perché ormai il golfista vive la gara in maniera molto bulimica: arriva, gioca, se ne va, spesso senza finire il giro. Questo invece ti permette di dire: mi godo il posto. Mia moglie non gioca a golf? Va in piscina, si fa un aperitivo, si legge un libro. La giornata si riempie, non deve essere vissuta solo legata al golf. Ecco, l’America su questo ce lo insegna.

La sfida (complicata) di presiedere la PGA Italia

Dal 2023 Pacelli guida la PGA Italia, un incarico che descrive senza filtri: “È complicatissimo. Ho scoperto in questi anni che se fai tutto perfetto, nessuno ti dice niente; se sbagli anche solo qualcosa, allora sì. Accontentare tutti non è facile.

Il suo lavoro, insieme al consiglio, è stato soprattutto quello di portare dentro il mondo PGA competenze maturate altrove – social, popolarità televisiva, persino il cinema – “non per santificarmi, ma per cercare vantaggi e introiti che sono serviti a far crescere il brand PGA, che è storico e importante ma è rimasto sempre troppo di nicchia.

Tra i risultati di cui va più fiero, un sistema di geolocalizzazione che, attraverso i social, permette di trovare in pop-up i maestri più vicini: “Lo scopo principale è far cominciare nuovi golfisti, per dare lavoro ai miei associati.

Non nasconde la fatica: “Il mandato finisce l’anno prossimo, non so se mi ricandiderò. È stato molto faticoso e non mi sono sentito sempre gratificato dai miei associati per gli sforzi fatti. Ogni tanto mi chiedo chi me lo fa fare, in modo sincero. Però sono stato fiero, ho dato il massimo, e cercherò di darlo anche negli ultimi sei mesi.

Il golf al cinema, e la vita che assomiglia a un campo da golf

È inevitabile, parlando con Pacelli, arrivare a Il tempo è ancora nostro, primo film italiano – anzi, sottolinea lui, “il primo film in Europa” – ambientato nel mondo del golf.

Uscito nelle sale a maggio 2026, ma presentato alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre 2025, il film lo vede protagonista accanto al figlio Tancredi, che porta sullo schermo lo stesso nome del personaggio interpretato dal padre. “Non sono un attore“, premette Pacelli, quasi scusandosi, “ho fatto piccoli corsi di recitazione ma non ho mai avuto il sacro fuoco, anzi ritengo di essere negato.

A proporgli il ruolo è stato Maurizio Matteo Merli, regista e sceneggiatore, figlio del celebre Maurizio Merli, volto dei polizieschi italiani anni ’70-’80, oggi appassionato di golf: “Mi ha proposto questo ruolo e io sono rimasto un po’ così, gli ho chiesto: ma sei sicuro?

La lavorazione non è stata semplice, tra ritardi legati ai contributi ministeriali e le difficoltà generali del cinema italiano: “Maurizio ha fatto uno sforzo enorme, portandolo avanti sulle sue spalle, con le sue capacità e le sue forze anche economiche. Alla fine ce l’abbiamo fatta, e siamo andati a Venezia.” Sul set, ricorda con affetto, ha lavorato accanto ad attori veri come Andrea Roncato, Mirko Frezza e Miguel Gobbo Diaz – e con un pensiero per Antonello Fassari, inizialmente coinvolto nel progetto e scomparso prima delle riprese.

La storia, spiega Pacelli, racconta “il golf anche come metafora della vita: si dice che nel golf il colpo che tiri determina il colpo successivo, un po’ come nella vita, dove ogni scelta ha le sue conseguenze.

Al centro ci sono Stefano e Tancredi – quest’ultimo interpretato proprio da lui, mentre suo figlio, nella parte del giovane Tancredi, gli dà volto da ragazzo: due amici che crescono con la passione per il golf e diventano professionisti, prima che le loro strade si separino tra il successo (il personaggio di Pacelli diventa “un genio delle criptovalute“) e le scelte sbagliate che portano l’altro in comunità.

Il golf è una cosa che ti entra dentro, è come l’ossigeno, non ne puoi fare a meno“, dice Pacelli, “e determina, purtroppo, anche l’umore di una persona.” Ed è proprio grazie al golf – e a un mentore, interpretato da Andrea Roncato – che, nel film, Tancredi ritrova Stefano e lo aiuta a rialzarsi: “La storia racconta come il golf e lo sport diano una possibilità di riscatto nella vita. I soldi sono importanti, non è vero che non contano niente, ma se sei ricco e hai successo e sei solo, senza persone con cui condividerlo, è inutile. Il golf ti completa.

Nella sceneggiatura, ammette, c’è tanto di lui stesso, compresi gli insuccessi: “La mia carriera da professionista è stata mediocre, mi ha portato spesso ad una insoddisfazione e a una mortificazione. Ma è stato proprio questo, nella mia vita, a portarmi verso scelte diverse: ho fatto il Grande Fratello, ho conosciuto lì dentro mia moglie, ho cambiato completamente vita.

Sono diventato manager di un circolo anche grazie alla popolarità derivata da quel programma. Tutto si è incastrato. E se oggi ho la fortuna di fare questa intervista con te, lo devo proprio a quel Grande Fratello e alla passione per il golf.”

Da qui, un messaggio che ripete quasi come un mantra: “Non etichettate per sentito dire questo sport, o anche altri sport minori: provatelo davvero. Il golf è diventato accessibile, costa come una palestra. La Federazione e la PGA stanno facendo sforzi enormi per renderlo ancora più aperto, perché abbiamo voglia di far entrare nuove persone.”

Non serve nemmeno iniziare subito a giocare, aggiunge: “A me servono pretesti: qui al Terre dei Consoli organizziamo feste, attività, altri sport come il footgolf, o tornei come questo della Roma Golf Cup. Servono a far conoscere questa realtà, a far cadere la paura. Magari non ti piace, ma intanto sei venuto, hai pranzato, hai fatto un bagno in piscina. Hai abbattuto una barriera che c’è ancora, ma che si è abbassata molto.

Mentre saluta, con la stessa disponibilità con cui ci ha accolti, resta l’immagine di un uomo che di traiettorie – quelle di una pallina, quelle di una vita – ha fatto un unico, coerente racconto. E il cielo, lì fuori, sembra ancora d’accordo con lui.


Virginia Rifilato
Virginia Rifilato
Giornalista, redattrice e copywriter. Direttrice del primo magazine dedicato ai circoli di golf italiani.
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