Il golf italiano sta vivendo una stagione che merita di essere raccontata con precisione e senza alcun complesso di inferiorità. I numeri parlano chiaro, e nelle ultime settimane, tra DP World Tour e Ladies European Tour, il colore azzurro è tornato a pesare.
Francesco Laporta ha firmato una prestazione solida al Bahrain Championship, chiudendo al 16° posto e conquistando per la prima volta in carriera il primato italiano nell’Official World Golf Ranking. Un traguardo che arriva dopo mesi complicati, segnati da problemi fisici e da un lavoro silenzioso lontano dai riflettori. Oggi Laporta è numero 220 del mondo e primo tra gli azzurri. Lo dice con lucidità: l’obiettivo è entrare in Top 100 entro fine stagione. Non è una frase da conferenza stampa. È una dichiarazione di rotta.
Il ranking mondiale, aggiornato settimanalmente, continua a essere un termometro severo. In cima restano i giganti: Scottie Scheffler, Rory McIlroy, Tommy Fleetwood. Nella Top 10 orbitano nomi come Xander Schauffele, Justin Thomas, Justin Rose. Il sistema è dinamico, e da quest’anno anche il LIV assegna punti validi. La classifica si muove ogni lunedì, senza sconti.
Il nuovo corso del golf italiano
E l’Italia? Se guardiamo la fotografia nuda e cruda, diversi azzurri stazionano oltre la 200ª posizione. Matteo Manassero è attualmente 225°, Renato Paratore 226°, Guido Migliozzi 261°. Andrea Pavan, grazie a una prima parte di stagione incisiva, è risalito fino alla 239ª piazza. Francesco Molinari occupa la 281ª posizione, sostenuto da buone prove sul DP World Tour, e non ultimo il caparbio Filippo Celli che si è aggiudicato la carta per il DP World Tour 2026.
È vero: la densità in Top 100 ancora manca. Ma la storia non si ferma a questo dato. Il movimento è vivo, competitivo, in ricostruzione. E lo si percepisce nei dettagli: nei tagli superati, nei piazzamenti costanti, nella qualità del gioco espressa sui campi internazionali.
Golf italiano femminile: Alessandra Fanali
C’è poi un fronte che merita attenzione e rispetto: quello femminile. Alessandra Fanali sta costruendo con determinazione la propria crescita sul Ladies European Tour. Le sue ultime stagioni hanno mostrato una progressione tecnica evidente, con risultati solidi e una presenza sempre più costante nelle leaderboard internazionali. Fanali è una delle interpreti più interessanti del golf italiano contemporaneo: potente dal tee, disciplinata nel gioco corto, mentalmente strutturata. Non è un talento episodico. È un progetto in evoluzione.
Il golf femminile italiano sta tornando a farsi notare in Europa. Non parliamo di exploit isolati, ma di continuità competitiva. In un circuito dove la profondità del campo è altissima, restare agganciate alla parte centrale e alta della classifica richiede qualità, programmazione e sostegno federale. Fanali, in questo senso, rappresenta un riferimento tecnico e simbolico.
I segnali nel post Ryder Cup
Il momento del golf italiano è complesso, ma fertile. Dopo l’effetto Ryder Cup, il sistema si trova davanti a una responsabilità: trasformare entusiasmo e visibilità in ranking, risultati, presenza stabile tra i migliori cento al mondo. Servono investimenti, pianificazione, competizioni di alto livello sul territorio. E serve, soprattutto, continuità.
Laporta che diventa numero uno italiano non è un punto d’arrivo. È un segnale. È la dimostrazione che il lavoro paga, anche quando la classifica sembra inchiodata. Fanali che consolida il proprio percorso internazionale è un altro segnale. Il movimento non si è fermato.
Il golf è uno sport di pazienza, di margini sottilissimi, di progressi invisibili che esplodono all’improvviso. L’Italia ha talento, esperienza e una nuova generazione che spinge. I ranking fotografano il presente. I risultati delle ultime settimane raccontano una traiettoria. Sta a noi leggerla con intelligenza e sostenerla con visione.
foto: Alessandra Fanali per ©Golf&Turismo, Francesco Laporta per ©Golfando


